domenica 9 ottobre 2016

Can't help falling in love with you#4: Andrej Bolkonskij

"Era costui il giovane principe Andrej Bolkonskij, marito della piccola principessina. Il principe Bolkonskij era un giovane di non alta statura, ma assai bello, d'aspetto elegante e armonioso, i lineamenti fini e marcati." 


Guerra e Pace di Lev Tolstoj è un romanzo che fa male. Non come I Miserabili, ma comunque nemmeno in Russia ci vanno tanto per il sottile. 
La sofferenza ha un nome: Andrej Bolkonskij, il principe triste, insoddisfatto, in cerca di un qualcosa che dia un senso alla sua vita. Che incontra l'amore e lo perde. Che impara il perdono troppo tardi.  Ecco lui è decisamente stato uno dei miei più giganteschi colpi di testa. E sofferto. Tanto sofferto. 

Andrej proviene da una famiglia ricca ma poco affettuosa, suo padre, Bolkonskij Senior, è un uomo dal carattere molto deciso, amorevole solo in rare occasioni, freddo e distante nella maggior parte (io lo adoro solo per come tratta i Kuragin ma ammetto che un padre del genere non è il massimo, soprattutto quando decide di sposare la governante francese per fare un dispetto al figlio). 
La sorella Marja è probabilmente l'unica fonte di gioia famigliare, tra una preghiera e l'altra però, perché, ahimé, nemmeno la moglie Lise è capace di arrivare al cuore di Andrej, ben nascosto sotto una dura corazza. 

Andarsene via, scappare dalla società, da un matrimonio che gli sta stretto, perseguire la gloria militare: Andrej lo conosciamo al suo peggio. Non si fa amare per niente, anzi. 
E' insofferente, scocciato, sembra di vederlo mentre guarda gli invitati ai ricevimenti con aria di sufficienza. Pure sbruffando che fa tanto ragazzino a lezione di una materia che odia.
E' solamente da Pierre, quasi conte Bezuchov, che si fa avvicinare, è solo con Pierre che parla, si confida, da sfogo alla sua irrequietezza. 



Io di Andrej mi sono innamorata da subito, è stata una simpatia istintiva. 
E' certamente insopportabile la sua spocchia, il suo credersi superiore a tutto e tutti. O forse è un'impressione iniziale. 
Andrej in realtà fa qualcosa che nessuno nei salotti si sarebbe mai permesso di fare: semplicemente non mette nessuna maschera di finta cortesia. Disgusto e noia per gli altri e i loro discorsi vuoti li ha scritti in fronte e li porta con fierezza. Hai capito Andrej? E' uno che non teme il confronto.

Mi resta sempre di capire perché si sia sposato con una come Lise, l'esatto opposto di lui, carina e coccolosa, amante dei ricevimenti e delle chiacchiere mondane. Barbie in versione alta società russa, per intenderci.
E infatti pure con lei non è che sia tutto questo pozzo di dolcezza e carineria. Anzi. 

Ci vogliono la guerra, la perdita di Lise, i sensi di colpa, la nascita del figlioletto e la vita di campagna per far crescere Andrej. E Pierre.

"Pierre aveva ragione dicendomi che per essere felici bisogna credere anzitutto nella possibilità di esserlo: io adesso ci credo. Lasciamo che i morti seppelliscano i morti, ma fin quando si è vivi, bisogna vivere ed essere felici"

L'incontro con Pierre è rivelatore: c'è questo momento bellissimo in cui Andrej  scende dalla carrozza e guarda l'orizzonte, il momento in cui esprime la volontà di voler anche lui imparare a crederci, che bisogna vivere e amare, ecco, pare quasi di starci, al suo fianco, in riva al fiume, illuminati dal tramonto, a dirgli  pure noi di lasciarsi la tristezza alle spalle. Il mondo non finisce a trent'anni, Andrej. Vivi.

E  poi c'è soprattutto Natasha. 

"Non basta che io sappia tutto quello che passa dentro di me; bisogna che lo sappiano anche gli altri: Pierre, e quella fanciulla che voleva volare verso il cielo; bisogna che tutti mi conoscano, che la mia vita non scorra per me soltanto, che essi non vivano così fuori della mia vita, che la mia vita si rifletta in tutti e che tutti vivano insieme con me!".

Andrej svolta completamente, scapoccia, quando incontra Natasha, quando la sente esprimere il desiderio di spiccare il volo verso quella luna meravigliosa che fa da testimone alla nascita del loro amore. 

"Da un pezzo ti aspettavo", sembra dire quella fanciulla spaventata e felice con quel suo sorriso che si faceva strada tra le lacrime ormai pronte a sgorgare, e sollevò la mano per posarla sulla spalla del principe Andrej.

Ho sognato di poter essere Natasha durante il ballo, di essere guardata come lei, di trovare qualcuno che pensi che il mondo intero si divida in due parti e una una delle due sia io, ovvero la felicità, la speranza, la luce. 
Andrej vola già sulle ali dell'amore e pensa il famoso "se si avvicina prima a sua cugina e poi all'altra dama la sposo". E poi arriva Anatol' Kuragin.

O Tolstoj ha avuto una fidanzata di nome Natasha e lei l'ha mollato, o non mi spiego questo accanimento nei confronti della coppia. Diccelo Lev, sfogati, perché se Andrej torna ad essere la pigna insopportabile che era all'inizio, è colpa tua. Almeno sentiti un po' in colpa per averlo fatto tornare sui passi della gloria militare. 
E fu così infatti che a Borodino Andrej si beccò un po' di fuoco nemico.

Poi, siccome che Tolstoj non ha giocato abbastanza con il mio cuore, non lo fa crepare subito ponendo fine alle mie sofferenze, alle vostre e a quelle di Andrej, no: succede che sulla barella, esausto ma tranquillo, con un senso di beatitudine che da tempo non provava, immerso nei suoi ricordi d'infanzia, Andrej incontri l'uomo che gli ha fatto più male: Anatol' Kuragin, l'infame, anche lui in punto di morte, con una gamba amputata (c'è giustizia divina a quanto pare). 


Andrej, che fino al giorno prima lo malediceva mentalmente e pure gestualmente spero, qua si rende conto di come Anatol' si trovi nella sua stessa situazione e, forte delle lezioni impartitogli dalla sorella, lo perdona. Esatto, lo perdona.
Io avrei recuperato le ultime forze e l'avrei comunque saccagnato di legnate e invece lui allunga la mano al suo nemico. Fiume di lacrime, abbracci consolatori e chili di Nutella.

E non finisce qui, no, figuriamoci: con un colpo di scena da maestro, Andrej ritrova la sua Natasha, si giurano eterno amore, lui sembra in punto di guarigione ma alla fine muore. Esatto. Andrej Bolkonskij, uno dei miei grandi amori letterari, muore. Lo fa sereno, circondato dalla sorella e Natasha, dopo aver baciato il figlioletto. Muore. Perdona Natasha. E muore. Se fate abbastanza silenzio riuscite a sentire il suono del mio cuore che si spezza in trialiardi di pezzettini. Una vita fatta di tante sofferenze e poche felicità e il destino -sotto forma di autore sadico- ti beffa così. All'ultimo. 

"E mio padre? Mio padre! Mio padre! Si, farò delle cose di cui anche lui sarà contento."



Finisce così Guerra e Pace. Finisce con Nikolen'ka che pensa a suo padre. Finisce con me che piango disperata perché l'immagine di questo ragazzo che guarda con ammirazione al padre che ha conosciuto per troppo poco tempo è talmente perfetta che cancella le 30 pagine precedenti piene di personaggi cambiati all'inverosimile, imbruttiti e abbruttiti. 
Finisce con il principe Andrej e l'indelebile ricordo che ha lasciato. Nel cuore di Nikolen'ka e nel nostro. Appena riesco a rimetterlo assieme, s'intende. 

lunedì 3 ottobre 2016

Of Books, Filmzzz, Tivvì -August&September 2016-

Oh ma i preferiti del mese?
No, ci sono ancora, è che è dura scrivere di preferiti quando di preferiti ce ne sono ben pochi.
Da qui il mix&appiccica di due mesi che magari qualcosa riesco anche io a cavarcelo fuori.


LIBRI

Libro preferito dei MESI: In due mesi sono riuscita a collezionare giusto un libro che "merita" (virgolettato perché non mi ha comunque sconvolto la vita) il titolo di preferito del mese: Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard, primo volume della saga dei Cazalet. 
Parliamo di un romanzo che ultimamente va' parecchio ed infatti è strano che io me lo sia accaparrato così presto -è nota ai più la mia avversione per i bestseller quando sono ancora troppo bestseller-.
In realtà sono rimasta piacevolmente stupita. Intendiamoci, siamo dalle parti di un raffinato romanzo della nonna. C'è la grande famiglia e i piccoli drammi quotidiani, i figli, i nipoti, mogli e mariti, amanti, la prima guerra mondiale con le sue conseguenze, la seconda guerra mondiale che si affaccia prima in punta di piedi e poi stile dinosauro in cristalleria.
Il primo volume funge più da introduzione eppure è interessante, scorrevole e piacevole da leggere. Sembra perfetto per una serie tivvì (BBC can you hear me?)

Personaggio maschile preferito: Mac de La Battaglia di John Steinbeck. 
Non ha la capacità di farsi amare come altri grandi uomini usciti dalla penna dello scrittore, vedi Samuel Hamilton, Caleb o Tom Joad, ma mi ha ricordato George di Uomini e Topi e la sua sensibilità trattenuta, il suo essere freddo salvo uscirsene con gesti di grande gentilezza e bontà d'animo.

Personaggio femminile preferito: avrei voluto amare almeno una delle tante donne della saga dei Cazalet ma quelle -per ora- protagoniste mi risultano mediamente antipatiche. Salvo le piccole di casa ma sarà da vedere come cresceranno nei prossimi capitoli.

Citazione preferita: "Non ci sono inizi né fini" disse Burton "Mi pare che l'uomo si sia buttato in una oscura e paurosa lotta da un passato che non ricorda a un futuro che non può prevedere né capire. E l'uomo ha incontrato e sconfitto ogni nemico tranne uno. Non può vincere se stesso" John Steinbeck, La Battaglia 

FILM:

Film preferito del mese: Heat- La Sfida di Michael Mann.
Ci ho messo circa 15 anni per vedere questo film e accidenti se n'è valsa la pena. L'aneddoto è che ho iniziato Heat circa una decina di volte e non sono mai riuscita ad andare al di là della prima mezz'ora.
Quest'estate ho affrontato questo mio nemico e mi sono presa un pomeriggio (sono quasi tre ore di film) per superare lo scoglio dei trenta minuti e scoprire se Heat fosse veramente il capolavoro che si dice. Lo è e anche di più. E' un poliziesco di quelli che non si sono più visti, con una trama solida, tanti personaggi ma non uno lasciato al caso, ottimi attori, superba regia e quelle tre/quattro scene da antologia: la rapina, la caccia finale, l'incontro al ristorante tra il poliziotto e il ladro.
Sono queste le pellicole che mi fanno chiedere perché buttare via soldi in effetti speciali a discapito di una buona sceneggiatura. Ribadisco: il cinema di soli vent'anni fa era un'altra cosa.


Film visto e stravisto: Alexander di Oliver Stone. 
Cinque anni di liceo classico e di traduzioni su vita, morte e miracoli di Alessandro Magno non sono riusciti mai a farmi odiare questo film. E non c'entra la concentrazione di testosterone maschile celato sotto sinuose righe di eyeliner e grandi occhi azzurri.
Alexander è un film che, per quanto abbia i suoi limiti e i suoi pasticci, io amo incredibilmente. Adoro la musica, le atmosfere, la capacità di fondere tante leggende e frasi ad effetto ("Lo farei se fossi Parmenione, ma sono Alessandro"; "Non ti sbagli, principessa, anche lui è Alessandro" anche se manca la mia preferita di sempre, Diogene che dice al grande re di levarsi dai coglioni perché gli copre il sole e lui che ribatte "Se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene"), le battaglie e i momenti intimi. Accetto anche la nefasta conseguenza, ovvero l'orda di bimbeminkia che sull'allora ForumFree inneggiavano alla coppia Colin Farrell/Jared Leto. Ringrazio, nel profondo, che Tumblr ancora non esistesse.


Attore preferito del mese: Dici a me? Ce l'hai con me? Ovviamente i mostri sacri Robert DeNiro e Al Pacino. Che domande. 

Attrice preferita del mese: Emma Stone in Crazy Stupid Love. Prima di tutto perché è Emma Stone. Secondo perché è meravigliosamente goffa e adorabile. Resta sempre così e non trasformarti mai in Jennifer Lawrence.



SERIE TIVVI':

Serie preferita: Plata o plomo? Ovviamente è la seconda stagione di Narcos, decisamente superiore alla prima, molto più adrenalica e bingewatchabbile (che non esiste, me lo sono inventato adesso).
Sapevamo come sarebbe andata a finire la storia, è stato bello arrivarci passo dopo passo con alcuni colpi di scena memorabili.  Il re Pablo Escobar è morto, lunga vita alla nuova regina?
Io intanto mando i miei più cari saluti a Javier Peña. Hola guapo, esperame.


Attore preferito: Questi due mesi ho lottato contro l'amore per Damien Lewis di Billions, Aidan Turner di Poldark, George Blagden di Versailles e David Schwimmer di People Vs. OJ Simpson. Ho perso. Lascio a voi la scelta.

Attrice preferita: Sarah Paulson come Marcia Clark. Le hanno dato persino il meritatissimo Emmy dopo anni di nomination a lei e a quella pigna inespressiva che è Emilia Clarke. Sarah bellissima in verde Prada ha ringraziato persino la fidanzata e alla cerimonia si è portata Pedro Pascal. Mille punti a te.

Momento Fuck Yeah: Ross Poldark che dopo 12 puntate finalmente decide di prendere a cazzotti in faccia quella faccia da cazzotti in faccia che è George Warleggan. Applausi e urla di incitamento da stadio manco fossimo al derby. Unico appunto: gli hai fatto troppo poco male.

Momento Don't Cry: La scena finale del pilot di This is Us. 
I gemelli, la rivelazione finale, lo sguardo dei due genitori nei confronti dei loro pupetti e l'amore che li fa tenere per mano mentre li guardano in culla, la bellissima Watch Me di Labi Siffre.

martedì 23 agosto 2016

Cinema Mon Amour: Suicide Squad di David Ayer

Indubbiamente è uno dei film che attendevo di più quest'anno. 
Purtroppo quando una pellicola la si attende spasmodicamente per mesi e mesi, si crea una certa aspettativa, anche senza farlo apposta. Come si è capito, non è che ultimamente (e per ultimamente intendo più anni che altro) il cinema mi abbia dato delle grandi soddisfazioni, spesso è capitato che a sorprendermi fossero pellicole viste per caso e controvoglia (The Martian di Ridley Scott) o per far ballare la salsa agli ormoni (The Legend of Tarzan di David Yates).


Suicide Squad è un film sui cattivi della DC e i cattivi della DC sono cazzuti -e lo so io che non sono una grande esperta di fumetti-.
Il regista David Ayer (che ha scritto filmetti mica pizza e fichi come Training Day, Fury, più gli action S.W.A.T. e Fast&Furious) deve aver fatto sua la massima di Woody Allen che dice che i buoni dormono meglio la notte ma i cattivi si divertono di più di giorno.

Infatti questi cattivi si divertono e un sacco. Ridono, scherzano, si prendono il cicchetto al bar dopo aver spaccato un po' di teste mostruose. Ci mancava il partitone di briscola, di cui ho sentito sinceramente la mancanza (d'altronde sono fiera giocatrice sin dalla tenera infanzia).
Insomma se la godono nel bel mezzo della distruzione del mondo. Non ci sarebbe niente di male in tutto ciò se non fosse che il film non è vietato ai minori. Perciò niente cattiverie, niente battutacce volgari, niente ammiccamenti. La peggior scelta possibile visto che si parla di cattivi. 

Che Ayer avesse in mente un altro tipo di film e che la Warner ci abbia messo becco si era capito sin da subito, perché la Warner vuole fare la Marvel, ma la DC non è la Marvel e non lo sarà mai. 
Sul divario Marvel/DC lascio parlare questa eloquentissima vignetta di Leo Ortolani.

Per dire.

Di conseguenza si capisce che quando cerchi di fare qualcosa che ricordi la festa di Capodanno in onda su Canale 5 con il trenino ma sotto sotto sei più dalle parti di Silas de Il Codice da Vinci che per Capodanno doppia fustigazione con pure due petardi che male non fanno, il film ti risulta un po' un pastrocchio.

Soprattutto se rimaneggi all'ultimo aggiungendo scene che probabilmente avevi tagliato in sala montaggio e le aggiungi così, in mezzo alla pellicola, per dirla con un termine tecnico, "a cazzo di cane". 
Per esempio qualcuno deve spiegarmi a cosa servono le due scene iniziali in cui vengono presentati Deadshoot e Harley Quinn. Prima dei titoli di testa. In un film che si presuppone corale. E dieci minuti scarsi dopo me li presenti da capo. Di nuovo.

La verità più vera è che il potenziale c'era ed è questo potenziale che mi fa infuriare. 
Intanto chi fa la figura migliore qua dentro sono le donne: Harley, Katana, Incantatrice e ovviamente la badass Amanda Waller. Una è svitata come i chiodi dei mobili Ikea, l'altra è capace di incenerirti con lo sguardo, la terza è una strega millenaria che fa i giochetti di manipolazione mentale e poi abbiamo la signora capa di fronte alla quale pure il generalissimo Rick Flagg, con il suo metro e novanta di figaggine svedese, abbassa la cresta.

La colonna sonora, con quel mix di canzoni scritte per il film e canzoni di una volta che ti fanno fare gli occhi a cuore, è protagonista tanto quanto i protagonisti stessi: Rolling Stones, AC/CD, The Animals, Kanye West, CCR,...


Il montaggio per la presentazione dei cattivi è perfetto, folle, delirante, colorato. Proprio come questi antieroi in missione speciale.

Chiaro che in un film con così tanti personaggi e altrettanti background (non tutti approfonditi e con il caso Slipknot ancora aperto),  il vero elemento con potenziale distraente è stato ridotto a poco più che un cameo. Il re del crimine di Gotham City, il nemico numero, il Joker. 

Ognuno qua ha le sue idee, io non mi permetto di giudicare quale Joker sia il preferito di chi perché trovo che sia non solo oggettiva come scelta ma legata anche alla tipologia di universo che si va a creare.
Sinceramente penso che ogni Joker mai esistito sia perfetto per il film a cui è stato destinato: quello esaltato e da film gangster anni '30 di Jack Nicholson, quello anarchico e amante del caos di Heath Ledger, quello adorabilmente kitsch di Cesar Romero.

Il Joker di Jared Leto, per quel poco che si vede, è vanesio, violento, stiloso nel vestire, tendente agli scatti improvvisi di follia. 
Soprattutto se gli tocchi la roba sua. In questo caso la donna di cui è innamorato: la sola e unica, meravigliosamente pazza Harley Quinn.
Nonostante la loro storia d'amore sia stata decisamente rimaneggiata rispetto ai fumetti, funziona e appassiona. Certo qualche schiaffo, qualche litigata di quelle che si concludo con lei che gli piazza la mazza da baseball sullo stomaco, non mi sarebbe dispiaciuta. Giusto per ricordarci che comunque ci troviamo di fronte a due svitati della peggior specie.
Ci sono almeno un paio di flashback che avrei voluto durassero da zero a infinito, pure quella citazione dalla cover di Alex Ross, siete degli infami dai.

Non credevo l'avrei mai detto ma contro ogni aspettativa ho trovato più denso e interessante Batman V. Superman. Sicuramente pure lui aveva i suoi difetti giganti, tipo il montaggio -termine tecnico "a cazzo di cane"-, il simil trailer dei futuri film DC, i due nemici che si ritrovano a piagnucolare due secondi dopo essersi quasi ammazzati perché "Martha", la trama che salta da una parte all'altra che se non sai tu un minimo la storia ti eri perso dopo 30 minuti.
Eppure c'erano quei discorsi pesantoni che in DC piacciono tanto: il superuomo alieno che ama il genere umano e che diventa quasi un dio e il giustiziere notturno che non lascia il passo alla giustizia vera e che sfoga la sua rabbia sui cattivi. Diversi come il giorno e la notte ma sotto sotto mossi dagli stessi ideali.

Per motivi legati alla collana Vertigo, io sono sempre stata più fan della DC che della Marvel, dove trovo che ultimamente si stia tutto trasformando in una gigantesca baracconata (con un paio di eccezioni). In DC c'è il dramma da strapparsi le budella per la disperazione.
Sarebbe bello trovare qualcuno che non tiri fuori un semplice film da fumetto ma che ne facesse qualcosa di suo. Qualcuno tipo "inserire nome a caso di un regista inglese a cui piacciono un sacco i pipistrelli".

Nel mondo cinematografico che vorrei, ai registi capaci verrebbe lasciata un minimo di libertà creativa. 
I produttori, quelli che cacciano i soldi e basta non i produttori che hanno le idee, quelli li abbiamo salutati da un pezzo, rimanessero in ufficio a fare i conti.
E i cattivi?
Quelli devono fare i cattivi. Sono fatti così.
It's good to be bad. 

lunedì 15 agosto 2016

Of Books, Filmzzz, Tivvì -July 2016-

Perché in questi mesi trovo solo libri mediocri con personaggi mediocri? O libri belli ma con personaggi interessanti ma non memorabili? Forse sono stata fortunata i mesi scorsi? Forse dovrei impegnarmi di più con le letture? Forse sono solo sfigata, ehi, può capitare.
Resta il fatto che ho scovato bei film, bei telefilm ma ahimè pochi libri che mi hanno "fatto aggrovigliare le budella". Tutto ciò mi rende infinitamente triste.

LIBRI

Libro preferito del mese: Avventure della ragazza cattiva di Mario Vargas Llosa. E' il primissimo romanzo che leggo di questo autore che mi fu nominato quel mezzo trilione di volte quando studiavo spagnolo all'università. E' uno di quei romanzi che mi ha fatto fare le due del mattino. Racconta di un amore impossibile ma non è quasi mai tragico, è buffo più che altro, quasi picaresco, ci sono situazioni a metà tra Candido con una spruzzata di sesso alla Justine di DeSade (mai così esplicito però).
C'è parte della storia europea e cilena degli "ultimi" anni, c'è la rivoluzione cubana, il socialismo, la scoperta dell'amore e del sesso, l'Aids, il Giappone, la Francia, l'Inghilterra. C'è una femme fatale e il suo povero innamorato. C'è commedia per tre atti e tragedia per due.

Personaggio maschile e femminile preferito: Qualche romanzo carino, uno veramente bello e preferito, un altro abbastanza orrido. Personaggi davvero memorabili: nessuno.
Se non inizio a far roteare i neuroni per dare un volto cinematografico ai personaggi è perché non mi dicono nulla o mi dicono molto poco.

Citazione preferita: "Un errore non dice di te quello che sei, Julian." Il libro di Julian di R.J. Palacio

FILM

Film preferito del mese: The Legend of Tarzan di David Yates 

Film visto e stravisto: Tootsie di Sidney Pollack. Un film, una commedia che di così perfette ne esistono veramente poche. Non solo è divertente ma ha anche una sceneggiatura che è un gioiello (semmai foste malati di cranio come me c'è una bellissima analisi sul libro Come scrivere una grande sceneggiatura di Linda Seger) con continui rimandi tra una sottotrama e l'altra. Per la meravigliosa Jessica Lange vedi sotto.

Attore preferito: Harrison Ford in Witness. Seriamente, Harrison Ford ha la faccia da canaglia e con questa faccia ci è campato per decenni. Definirlo un bravo attore è abbastanza esagerato, siamo tutti d'accordo. In Witness, thriller d'altri tempi (leggi: con una trama solida e originale), è bravo davvero, ma bravo che ti meravigli. La verità è che l'attore con del potenziale, in mano ad un bravo regista e una buona sceneggiatura, poi ce la fa a brillare di luce propria. L'attore cane anche diretto da Martin Scorsese, sarà sempre un attore cane.

Attrice preferita: Jessica Lange in Tootsie.  Chicca uno: per Tootsie vinse l'Oscar come Miglior Attrice non Protagonista. Chicca due: se mi chiamo Jessica è merito suo. Non c'è figlia di Shylock che tenga, il mio babbo un po' si era innamorato del suo sorriso, un po' dei suoi occhioni ed eccomi qua.
In Tootsie è l'attrice di soap televisive con problemi di dipendenza affettiva che grazie ad un uomo - che però lei crede donna - ritrova fiducia in sé stessa e la voglia di indipendenza emotiva.


SERIE TIVVI'

Serie preferita: Sons of Anarchy. Breaking Bad la terminai con gran dispiacere nel giro di un mesetto e mezzo, tirando molto la corda sulle ultime puntate. Sons of Anarchy sono anni che la vedo e anni che me la tiro dietro, cercando di allontanare il più possibile il giorno della puntata finale. Per ora sono alla fine della quinta serie, un preludio deciso e fortissimo a ciò che avverrà nelle ultime due, temo.
Per chi proprio non ne fosse a conoscenza, la vita e la morte di una banda di motociclisti nella ridente (e inventata) Charming sono solo scuse che Kurt Sutter piega ai suoi desideri: raccontarci la sua personale versione dell'Amleto di William Shakespeare. Non mancano perciò omicidi, tradimenti, amicizia, amore, follia. Il tutto condito da Harley Davidson e musica rock. Puro genio.

Attore preferito: Raùl Esparza in Law and Order Special Victim Unit. 
Law and Order è sempre stato un mio guilty pleasure ma mi sono sentita profondamente tradita dall'abbandono di Christopher Meloni/Elliot Stabbler. Sono eventi che segnano. Per caso ho captato una puntata ad orario di pranzo e mi sono imbambolata durante tutta la sequenza nell'aula di tribunale, chiedendomi cosa ci facesse Chilton (il dottor Frederick "maiunagioia" Chilton per l'esattezza) in completo super chic a fare l'arringa per l'accusa.
Poi è stato colpo di fulmine perché non ti puoi non innamorare del personaggio di Rafael Barba che verrebbe da coniare il detto "ne ferisce più la lingua che la spada" solo per lui. A oggi sto affannosamente recuperando tutte le stagioni in cui compare. Solo Olivia Benson può salvarmi. Comunque l'applauso ogni volta che lui massacra i testimoni è d'obbligo.

Attrice preferita: Anna Friel in Marcella. La serie mi è piaciuta ma con parecchi momenti di noia cosmica. Lei non la vedevo dai tempi di Timeline (Pushing Daisies non l'ho mai vista) ma è sempre bella e brava e molto inglese. Ha pure avuto una piccola bebè con Lupin (David Thewlis) ma ora sta con il coinquilino folle di Hugh Grant in Notting Hill (Rhys Ifans).


Momento Fuck Yeah:"To me it's just you...'till the end of the world".
Che per i fan del fumetto Preacher è tipo la frase chiave. Un po' come Ti amo-Lo so di Leila e Han Solo. Fai innamorare di nuovo Tulip di te, Jesse. Fino alla fine del mondo.

Momento Don't Cry:  Nonostante la serie Stranger Things non mi sia piaciuta particolarmente (o meglio, non condivido l'entusiasmo generale), c'è una scena che mi ha colpito molto, sarà perché mi ha ricordato altri film in cui si celebra l'amicizia tra ragazzini. E' l'abbraccio tra Eleven, Mike e Dustin il magnifico. Un po' It, un po' Stand by me, un po' ET. Un po' la mia infanzia.




giovedì 21 luglio 2016

Cinema Mon Amour: The Legend Of Tarzan di David Yates


Sono cresciuta leggendo romanzi d'avventura, storie di eroi capaci di grandi gesti, pronti al sacrificio per la salvezza della donna amata o di un bene superiore, sempre ammantati di quei valori altisonanti come onore, rispettabilità, lealtà. 
Racconti di inseguimenti, duelli, amori contrastati, nemici malvagi oltremisura.
 Per anni anche il cinema ha ripercorso, ispirandosi spesso ai romanzi, questi passi e ci ha regalato una serie di pellicole che intrattenevano e divertivano, con leggerezza ma non senza anima, con storie semplici ma avvincenti. 
L'avvento degli effetti speciali ha purtroppo penalizzato molto questo genere di pellicole, rendendole visivamente molto belle ma incapaci di emozionare, fosse anche per un paio di ore, chi le vedeva. 

Io non credevo molto in The Legend of Tarzan e avevo deciso di tenermela come passatempo per un qualche weekend annoiato. 
Invece,  è successo qualcosa di inaspettato: per la durata della pellicola sono tornata la bambina che con occhi sgranati si immergeva nella storia di Sarah alla ricerca del suo fratellino Tobey, in quella del garzone Westley ai desideri di Bottondoro, la pupetta che sguainava le spade con i moschettieri del Re contro il terribile Richeliu mentre in Inghilterra rubava ai ricchi per donare ai poveri. 

La bellezza di The Legend of Tarzan è che sa e vuole essere intrattenimento e non lo nasconde sotto la facciata del film che vorrebbe divertire ma anche avere un tono autoriale.  
David Yates, che ha già diretto quattro pellicole di Harry Potter, conosce il mestiere e non perde tempo con spiegoni, complicazioni registiche e visive. 

Ci sono tutte le caratteristiche della pellicola d'avventura che si rispetti: l'eroe onorevole ma riluttante, la damigella in pericolo, la spalla comica, l'antagonista cattivo fino all'ultima inquadratura. Ci sono inseguimenti, sparatorie, momenti romantici e intramezzi comici. 

John Clayton, Lord Greystoke, torna in Africa con la moglie Jane con un mandato imperiale. Ormai non è più Tarzan, il signore delle scimmie, ma un gentiluomo della società inglese. La sua storia ci viene raccontata un po' per volta con una serie di brevi flashback, l'infanzia, l'incontro con Jane, la morte della madre Kala. 
John ora è un lord ma è comprensibile da subito che è un ruolo che si è imposto a forza e che gli sta stretto. 
Sarà il ritorno nella sua terra, nella terra dove si sono conosciuti lui e Jane, che John ritroverà se stesso, prima grazie all'affetto della tribù che per prima l'ha ospitato anni addietro e dopo per necessità, quando dovrà salvare la sua amata dal cattivissimo Leon Rom.
E' proprio lui infatti che con l'inganno l'ha riportato in Africa perché ne ha promesso la testa in cambio della ricchezza segreta del Congo. 


Come è giusto che sia, non c'è nulla di complicato nella trama, è tutto dover ci aspetteremo che fosse ma perfettamente orchestrato. 
Punto focale è la storia d'amore, forte, adulta, passionale, tra Jane, damigella in pericolo che non ha dalla sua un esercito di animali selvatici ma la tenacia e la lingua tagliente proprio come la Kathleen Turner di All'inseguimento della pietra verde, e il suo Tarzan, diviso tra due mondi, due modi di essere, due personalità che non riesce a far combaciare.

Alexander Skarsgård e Margot Robbie sono perfetti nei loro ruoli, lui tormentato e innamorato e lei tosta e risoluta. E' la loro alchimia pazzesca a rendere avvincente l'avventura e sospirato il loro ritrovarsi. 
Un po' sacrificato Christoph Waltz nei panni, per l'ennesima volta, del cattivo cattivissimo e la stessa cosa si può dire di Samuel L. Jackson, che porta a casa un ruolo, quello della spalla comica, che gli abbiamo già visto fare altre volte. Nessun guizzo ma sempre bravi, divertenti, odiosi - nel caso di Waltz. 
Questo per dire di non aspettarvi un cattivo di quelli con grandi motivazioni etiche. Ci aggiriamo dalla parte di Belloq del primo Indiana Jones, per intenderci, cosa che però non ci ha impedito di tifare per il celebre archeologo e per augurare la morte al suo nemico.

Anche qui ci si mette dalla parte dei buoni, si soffre con loro, si esulta con loro. Persino Tarzan, eroe dalla doppia personalità, umana e bestiale, è meglio tratteggiato del solito, con qualche lato oscuro - come può ovviamente permettersi una pellicola del genere.

Il difetto più evidente, tralasciando le solite trovate un po' irrealistiche da film d'avventura, sono gli effetti speciali lontani dall'essere perfetti nella rappresentazione degli animali, che però passano in secondo piano quando il regista è capace, in due scene in particolare, a intenerirci commuoverci: la prima è quando John ritrova delle leonesse compagne di scorribande della sua giovinezza, la seconda è l'incontro con un branco di elefanti. 

E allora è racchiuso proprio qui il grande dono della pellicola: la capacità di trasportare lo spettatore in Africa, nel cuore del Congo, all'interno di una storia conosciuta che però è in grado, con nuove vesti, di emozionarci ancora una volta. 
Quella di un uomo innamorato, il signore delle scimmie, che per salvare la donna che ama, il suo popolo, animale e umano, riscopre la sua vera natura, si spoglia dei suoi abiti e del suo vecchio io e combatte fino all'ultimo respiro. 
A mille ce n'è nel mio cuore di fiabe da narrar. Basta saper mettersi dalla parte di chi ascolta. 

martedì 19 luglio 2016

Liebster Award

Chi mi conosce lo sa, non amo particolarmente le catene di Sant'Antonio a meno che non me le proponga un'amica molto particolare con cui condivido non solo esasperazioni da vita di tutti i giorni e disagi in ambito di amicizia, ma pure le stesse verdure surgelate. 
Più tutta una serie di passioni cinematografiche che spesso si tramutano in quello che ormai è diventato un ritornello per noi: ma dove sei stata fino ad adesso? 

Premesso ciò, solo per lei (questo qui è il suo blog, A Handful of Frames. andateci perché merita davvero tanterrimo soprattutto se siete dei pazzi disagiati di film come noi) mi lancio in questo questionario.

THE RULES ARE:
ringraziare per la nomination √
spiegare le regole √
scrivere 11 cose su di te √
rispondere alle 11 domande poste dal blogger che ti ha nominato √
nominare a tua volta per il Liebster Award fino a un massimo di 11 blogger √
scrivere 11 domande per i blogger che hai nominato - impresa titanica e considerato che il Titanic è affondato...e non mi venite a dire che titanica deriva da titano. My heart will go on. 

11 RANDOM FACTS ABOUT ME:

1. Vivo nel mio mondo fantastico fatto di ansie e di ansie che hanno le ansie.

2. Sogno i capelli verdi. O biondi. O neri e verdi. O viola. Ho un problema con i miei capelli naturali. Non sono convinta nemmeno di ricordami com'è il mio colore naturale.

3. Adoro piangere quando vedo un film. E' il mio metro di giudizio. Anche quando un film finisce bene io devo piangere perché il film è finito bene e i protagonisti sono felici e contenti. Pensate quanto è divertente vedere un film con me. Immaginate di stare sedute vicino ad un panda che singhiozza.

4. Quando mi dicono che leggere è noioso mi sale un tale istinto omicida che mi meraviglio di non essere ancora finita in galera. 

5. Amo il rumore che fanno le scarpe. 

6. Affermo qui in questo istante che i film anni '80 sono probabilmente i migliori mai prodotti. Tranne A qualcuno piace caldo, s'intende. E i simil anni '80 che ancora ogni tanto qualcuno produce.

7. Quelli che mi dicono "non sei troppo vecchia per esaltarti così?" li riempirei di olio per la frittura delle patatine di un fast food. Se voi non siete nati sotto il culto di Guerre Stellari è un problema vostro, non mio.

8. Il profumo più buono del mondo è quello dei biscotti appena sfornati. Producete questa essenza e vi assicuro che diventerete milionari. 

9. Suono all'aeroporto cosa che fa sempre molto ridere chi viaggia con me. Io mi diverto meno perché passo sempre per la terrorista di turno.

10. Se il futuro padre dei miei figli sta leggendo, sappia che i nostri pargoli avranno nomi molto interessanti: Allegra, Giorgiana, Tancredi, Ruggiero. 

11. Quando sono da sola mi improvviso sempre Baby che si esercita per la serata mambo, in pubblico a malapena faccio dondolare i fianchi. AAA cercasi Johnny Castle. O Javier Suarez. 


Ora risponderò alle domande spero facili di Ale (mi raccomando sorella degli orti).

1.Com’è iniziata la tua avventura con il blog? perché? cosa ti ha spinto ad aprirlo?
Avevo un blog ai tempi dell'università, una specie di diario molto pazzo. Dopo aver aperto il canale Youtube mi sono detta "perché rompere le scatole alla gente solo attraverso il canale?"
Come sono saggia.

2. Se dovessi scegliere un’epoca in cui vivere quale sceglieresti e perchè?
Senza pensarci mi sono venuti in mente i Ruggenti Anni Venti. 
Perché la musica, i libri, i vestiti, le feste, le suffragette. 

3. Sei una di quelle persone che adorano il giorno o la notte?
Il giorno durante la settimana. La notte in vacanza e d'estate soprattutto. Sono decisamente più reattiva. Ed è meraviglioso essere svegli nel silenzio di tutti quelli che invece stanno dormendo.

4. C’è un film o un libro o una canzone che sembra parli di te? e perché?
Non uno in particolare ma è capitato di trovare me stessa in molte parole di John Steinbeck. Ci sono descrizioni di alcuni suoi personaggi in cui mi sono rispecchiata talmente tanto da avere i brividi. 

5. Quale pensi sia il tuo animale guida?
*chiama la Ale chiedendole che razza di domanda è questa* un animale che dorme un sacco.

6. Sei una persona superstiziosa?
In generale no, ma mi agita molto quella cosa del sale. 

7. Mare Montagna o Lago?
Montagna tutta la vita. 

8. Se potessi scegliere di mangiare qualcosa per tutta la vita che cosa sceglieresti?
Non sono domande nemmeno da fare. C'è un solo e unico amore nella mia vita, solo lei non mi ha mai deluso: la pizza. 

9. Quale paese non hai mai visitato e vorresti visitare assolutamente?
L'Islanda. Tanto spazio, pochissima gente. 

10. Hai la possibilita di riportare in vita 5 personaggi storici e cenarci, chi scegli e perchè?

Elisabetta Tudor perché l'ho sempre ammirata molto e mi farei insegnare la sua arte per prendere a calci sui denti la gente. Con grazia. 
Wilkie Collins per convincerlo a suon di alcolici a scrivere altri libri.
Percy Bysshe Shelley perché ho sempre avuto una cotta stratosferica per lui.
Ludwig II per farmi portare in slitta al suo meraviglioso castello e parlare di musica, arte e libri.
Marilyn Monroe. Perché è Marilyn.

(volevo dire anche Marco Polo se era così manzo come nella serie ma non mi pareva molto serio).

 Devo scrivere 10 domande a cui i blogger nominati dovranno rispondere. Attenzione che sono domande serie.

1. Dirty Dancing o Flashdance?
2. Apocalisse zombie. Nel tuo zaino c'è posto per un solo libro. Quale ti porti?
3. Bingewatching della tua serie preferita o maratona della sua saga cinematografica del cuore?
4. Superpotere che vorresti.
5. Città dove non sei mai stato e dove passeresti tre mesi della tua vita.
6. Cucina non italiana che ami allo sfinimento? (se dite giapponese/sushi vi depenno dalla lista degli amici)
7. Meglio il libro o meglio il film?
8. Con quale personaggio di un film/serie tv/libri vorresti naufragare su un'isola deserta?
9. Ultime parole sul letto di morte?
10. Il film che ti ha fatto piangere di più in assoluto?

Adesso nomino le vittime di questo serissimo questionario:


Divertitevi alla faccia mia! 

venerdì 8 luglio 2016

Of Books, Filmzzz, Tivvì -June 2016-


Di giugno ci si sposa lo sapete? E quando si sposa una delle tue amiche di più vecchia data, tu e le altre pazze passate il mese ad organizzare l'evento manco foste le damigelle di Kate Middleton: così tra un addio al nubilato (sotto l'acqua), la decorazione auto (altra acqua), la cerimonia (sempre acqua) e finalmente la cena (niente acqua, tiriamo un bel sospiro) con mancata sorpresa, il mese è trascorso e il tempo è stato davvero poco per dedicarsi a letture, film e telefilm. 

Qualcosina però sono riuscita a racimolare tra una risata, tanti ricordi e i vari incontri del Branco (meno la sposa).

LIBRI

Libro preferito del mese: Il tesoro dei Marvel di Brian Selznick. 
Un viaggio di 200 anni narrato tramite parole e tante, tantissime immagini. La prima parte l'ho trovata incantevole, fiabesca, commovente. Solo tanti disegni da far scorrere, da osservare fin nel minimo particolare per ricostruire la storia del protagonista e della sua progenie. Provate a mettere una bella musica di sottofondo, qualche colonna sonora di un film di quando eravate bambini, quelle pellicole che vi facevano viaggiare in posti lontani e vivere un'avventura incantata. Ecco forse il perché della nostalgia che mi ha preso mentre scorrevo le pagine desiderando che non finissero mai. 

Personaggio maschile preferito: Finnick Odair. Perché è figo. Fighissimo. Manzo. Sa fare tutto lui, è bello solo lui. E' pure innamorato di una mezza sciroccata. Finirà male, malissimo. Non ditemelo, lasciatemi sognare.
 Personaggio femminile preferito: Personaggi femminili che mi sono piaciuti: un paio. Personaggi che sono diventati il mio preferito del mese: nessuno. Signorine dovete impegnarvi di più! 

Citazione preferita: "Tu hai cambiato la mia vita molto più di quanto questo denaro potrà mai cambiare la tua. 
Non pensare a me troppo spesso. Non voglio pensarti in un mare di lacrime. Vivi bene.Semplicemente, vivi."

Io prima di te di Jojo Moyens (e se state pensando "che bimbaminkia è diventata la Penny?" sappiate che sotto ciclo tutto è permesso, anche piangere su un libro come questo!)

Saggio: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks.
Libro che mi ha consigliato la viperina. E' una serie di studi di casi neurologici più o meno gravi e narrati con toni che vanno dall'ironico/divertente al ben più tragico. All'inizio non riuscivo a levarmi un senso di angoscia sempre più forte finché non ho letto di alcuni pazienti che, di fronte a patologie veramente gravi e incurabili (il cervello che non riconosce più alcuni arti o addirittura le persone e gli oggetti), non si arrendevano e decidevano di essere più forti della malattia. 

FILM

Film preferito del mese: Seduzione pericolosa di Harold Becker. Film del 1989 che sono anni che cerco di vedere e mi ha convinto l'averne sbirciato l'inizio in televisione, in una maratona dedicata al grande Al Pacino.
Il film è il classico poliziesco/noir che girava in quegli anni, con il classico poliziotto affascinante ma sfigato. Questo qua per scoprire un serial killer di uomini che rispondono ad annunci per cuori solitari, si finge lui stesso alla ricerca dell'anima gemella. Incappa nella bella e super sexy Ellen Barkin, se ne innamora anche se è quasi certo della sua colpevolezza. Curiosità uno: il titolo originale è Sea of Love dalla canzone di Phil Phillips (quella che tra l'altro si sentiva pure in Senti chi parla).
Curiosità due: grazie a questa pellicola Al Pacino è tornato nelle grazie di Hollywood dopo anni a teatro e un paio di flopponi al cinema che quasi gli hanno fatto chiudere le porte in faccia di qualsiasi casa di produzione. 

Film visto e stravisto: Scemo e + scemo. 
Perché dopo averne parlato per un mese di fila, aver riproposto la colonna sonora alla tua amica sposina, toccava vederlo. Per la millemiliardesima volta. Un merlo, yeh! 


Attore preferito: Al Pacino. Per il secondo mese di fila. 
Nel caso non si fosse capito, nella vecchia diatriba Al Pacino o Robert DeNiro, io sono sempre stata #TeamAlPacino. 

Attrice preferita: Rooney Mara in Pan. Nonostante abbia trovato il film francamente dimenticabile, lei è adorabile nei panni di Tiger Lily. Lo so che ha parlato male del film e del fatto che Tiger Lily non doveva farla lei ma una nativa americana. Non voglio saperlo. A me lei è piaciuta tanto lo stesso.

SERIE TIVVI'

Serie preferita: Game of Thrones. Non so quando dirò di nuovo una cosa del genere. Posso però assicurarvi che non pensavo così bene di Game of Thrones dal 2011. Dite che è quando è uscita la prima serie? Esattamente. 
Adorai la prima stagione, non tutto, forse qualcosa non era proprio perfetto, ma i romanzi erano tanti e lunghi, ci sarebbe stato tempo. E quattro serie una più tremenda dell'altra. Finché non è arrivata questa sesta che, non è perfetta, è vero, ma mi ha fatto tornare ancora più indietro. Nel 2005. L'anno in cui lessi il primo romanzo della saga. 
Alcuni colpi di scena erano telefonati, alcune sorprese non saranno state proprio sorprese, ma era tanto che non piangevo per alcuni personaggi ed era troppo che non tifavo spudoratamente altri. E non gioivo per la morte di un cattivo. E non dormivo la notte per l'ansia dell'ultima puntata. Vedi sotto.

Attore preferito: Non so se è mai successo ma due attori meritano il premio. Il primo è Tobias Menzies che nei panni di Frank Randall mi ha conquistata come mi conquistò il suo Bruto in Rome, tantissimi anni fa (anche se la mia cotta per James Purefoy - Marco Antonio non me la scorderò mai).

L'altro è Damian Lewis per cui ho finalmente finito di versare le mie lacrime dopo la terza serie di Homeland (e quella comparsata fasulla nella quarta non dovevi, come hai osato) e ora posso tifarlo senza sensi di colpa nei panni del multimiliardario Bobby Axerold in Billions. 

Attrice preferita: Caitrona Balfe è brava. Ma brava brava brava. La serie sta diventata un po' pallosetta ma lei mi piace sempre. 

Momento Fuck Yeah: Sei un ragazzino, senza un soldo, fai il caddy d'estate per tirare su due spicci, un ricco coglioncello ti fa  licenziare. Una ventina di anni dopo cosa fai tu? Ti offri di comprare la targa su un monumento gigante per metterci il tuo di nome e non quello della famiglia del ragazzino coglione. Al momento di pagare, tu che eri il ragazzino poraccio ormai superriccofigo togli dalla cifra totale un bel 16, i dollari che prendevi all'ora per portare le mazze sul campo da golf. Solo che qua si parla di 16 milioni. Standing Ovation per la maglietta dei Metallica indossata durante il meeting. Tvb Brody. Scusa, Bobby.


Momento Don't Cry: Mettici una notte insonne. Mettici undici anni di domande e nessuna risposta. Ti arrovelli il cervello per quelle ore che ti separano dal sapere la verità, quella che sai ma che nessuno ti ha mai palesemente rivelato. 

Ovviamente il finale di stagione di Game of Thrones ha svelato - finalmente- quali sono le origini di uno dei personaggi chiave della saga: Jon Snow. 
Di chi fosse figlio realmente era qualcosa che ormai tutti avevamo capito in un modo e nell'altro. Il problema è che nessuno ce l'ha mai detto esplicitamente. 

Fino a quando non abbiamo visto Ned Stark varcare la soglia della Torre della Gioia, appoggiare la spada al letto e trovare sua sorella, Lyanna, in un letto insanguinato, morente
Tralascio che ho dovuto rivedere la scena più di una volta perché in quel momento ho ripercorso mentalmente undici anni di lettura della saga: i capitoli di Ned costellati di una richiesta, incomprensibile, allora; i riferimenti a sua sorella, Lady Lyanna, al torneo dove fu incoronata dal principe in persona, al rapimento da parte di lui, Rhaegar, il figlio del Re Folle. E poi i racconti, le versioni estremamente discordanti della stessa storia. E da qui il dubbio.

Alla fine  la scena è arrivata, esattamente come me l'ero immaginata per tanti anni. Lei che coraggiosamente non esala il suo ultimo respiro finchè il fratello non le fa quella promessa. Di proteggerlo, di tenerlo al sicuro da Robert che lo farebbe uccidere. 
Lei che gli ripete quel  "Promise me, Ned" letto infinite volte. 
Lui che in uno sguardo è consapevole del sacrifico che dovrà fare, che l'onore e l'amore per la sorella gli impongono. Il vagito di un neonato e Ned sa in quell'istante di dover mentire non solo al suo re e migliore amico ma anche a sua moglie, alla sua famiglia e soprattutto a lui, quel bambino appena nato. Jon Snow. Bastardo di Ned Stark, guardiano della notte, traditore, Lord comandante, morto e poi risorto, infine Re del Nord. 
Adesso qualcuno glielo dica: gli dica che sua madre di lui si è preoccupata sin da subito, gli dica che suo padre era l'unico Targaryen che meritava di governare. Non fatemi patire altri 11 anni. 
Intanto io prendo il fazzoletto e torno a smoccolare.