
Nel
2003 quando ancora non dettavano legge milioni di programmi su dimagrimenti,
seni più grandi, culi più piccoli e sodi, arrivava lui e ci sbatteva in faccia
il cinismo di due chirurghi plastici che con bellezza esteriore ci compravano
Lamborghini e case sul mare. Nip/Tuck è ancora oggi, fino alla terza stagione
se non altro, uno dei miei serial preferiti, uno di quelli che ancora riguardo
puntata dopo puntata senza annoiarmi anche se so perfettamente cosa succederà.
Prima dell'era HBO, dell'era sesso e violenza, c'erano Sean McNamara e
soprattutto c'era Christian Troy, uno dei personaggi più cool mai ideati, roba
che erano anni che non si vedeva un figlio di puttana del genere che, nonostante
tutto, gli sarebbe bastato uno schiocco di dita per farti cascare di dosso i
vestiti.
Ryan
Murphy ha sempre avuto le capacità ma poca costanza, è bravo ma non si applica
fino in fondo. Vedi il finale di Nip/Tuck, vedi come è degenerato Glee (ovvero
sfruttiamo gli stereotipi liceali, facciamogli cantare le canzoni più popolari
di tutti i tempi e vediamo che succede. Emmy e Golden Globes come fosse
Natale), vedi la piega che prende American Horror Story sempre nelle ultime
puntate. A Ryan piacciono gli inizi delle storie ma non è molto bravo nel
concluderle.
Oltretutto
Ryan non è uno che ci va per il sottile, a lui le delicatezze non interessano,
se devi fare una festa falla con 100 invitati, deejay, circo in cortile e vai
avanti per tre giorni di fila.
Mettergli
in mano un prodotto come The Normal Heart poteva essere un azzardo per uno
esagerato come lui.
Affrontare
il tema dell'Aids quando ancora si credeva fosse il cancro dei gay (erano i
primissimi anni '80), quando HIV voleva dire morte certa, quando parlare di
sesso protetto, preservativi e quant'altro faceva ancora imbarazzare non solo i benpensanti.
The
Normal Heart è tratto da un piece teatrale scritta proprio negli anni della
diffusione del virus, diventata un successo Off-Broadway, approdata a Broadway,
vincitrice di recente di ben tre Tony Awards.
The
Normal Heart è un film che va visto tenendo conto da dove arriva e quando è
stato scritto.
Non siamo nel 2000, non si fanno gay pride, non si va' in giro con i preservativi in borsetta, non ci sono pubblicità della Durex sui diari di scuola.
Quando la dott. Emma Brookner dice ad un gruppo di omosessuali
di astenersi dal sesso perché la malattia potrebbe essere trasmessa
sessualmente questi se la ridono.
Gli
anni '80 erano gli anni in cui essere gay si poteva iniziare a dire, smettere di fare sesso era come riconoscere che ci si vergognava di essere omosessuali.
Sarebbe passato ancora qualche anno prima di saltare fuori che persino il macho Rock Hudson era gay,
così come il grande Freddy Mercury.
Per
non parlare di usare l'omosessualità per ottenere fondi dal governo per la
ricerca, vittimizzandosi, dicendo che forse il presidente, la Cia, l'Fbi, vuole
fare fuori tutti gli omosessuali e se è un cancro a farlo per loro meglio
ancora.
A
noi, nel 2014, potrebbe suonare strano, adesso i gay pure si possono sposare,
adesso puoi dirlo che sei gay, se sei fortunato ti verranno anche risparmiate
anche gli sguardi del tipo "poverino" manco avessi detto che sei
tossicodipendente o malato di leucemia.
The
Normal Heart è un film struggente ma mai auto compiaciuto. Non cerca la lacrima
a tutti i costi. Fa una cosa bellissima e restituisce esattamente quella che
probabilmente era l'atmosfera che si respirava vedendolo a teatro. Poche
musiche, tanti dialoghi, parecchi monologhi.
Ryan
Murphy fa quello che deve, si nasconde dietro la telecamera e lascia parlare i
suoi attori, la sua storia, i suoi personaggi: Ned, Felix, Bruce, Tommy, Emma.
Tutti combattenti in un modo o nell'altro, chi lo fa con violenza per difendere
i diritti dei gay, chi lotta per la propria vita, chi per salvare la dignità
dell'uomo che ha amato, chi per ottenere soldi per scoprire cos'è questa nuova malattia.
Eppure, alla fine, più della malattia, del dolore e della sofferenza, quello
che mi è rimasto più impresso del film è la capacità di raccontare l'amore e il
sacrificio. Non ho mai pensato a Felix e Ned come alla coppia omosessuale, ma
semplicemente come a due persone che si amano come tutte le altre. E che nel
momento del bisogno non si lasciano ma si supportano a vicenda, si sostengono,
combattono, a volte urlando e lanciando la spesa contro il muro, a volte in
silenzio, abbracciati sul divano.
Quando Ned lava Felix nella doccia dopo un
incidente dovuto alla malattia mi si è stretto il cuore. Nessuno dei due dice niente, c'è solo la voce di Ned fuori campo che ci racconta una favola, quella di un bambino che voleva l'amore di un altro bambino. E che lo trova. E che non è pronto a lasciarlo andare.
The Normal Heart ci racconta di un periodo
storico terribile, del nascere di una malattia che ancora oggi ci terrorizza,
ma ci parla anche dell'amore e di come questo non ci discrimini.
Una
pellicola davvero rara, una di quelle che andrebbero fatte vedere più spesso
tanto per ricordare al mondo che l'amore tra omosessuali, visto che ancora ce
n'è bisogno, non è diverso dagli altri.
E questo sarebbe ora che lo imparassimo tutti.
"Once upon a
time, there was a little boy who always wanted to love another little boy. One day, he finally found that love, and it was wonderful. I’m
supposed to use gloves, I’m supposed to do this, I’m supposed to do that, I’m
supposed to not kiss him. I’m not supposed to be only 45 years old and taking
care of a 35 year-old young man who’s a hundred years old and dying. Em calls
it a see-saw - he’s fine, he gets sick,
he gets better, he gets sicker. He’s afraid I’ll leave him. I told him I wouldn’t
leave him. That I never, for one second, would think of leaving him. But he
doesn’t believe me. It’s hard to believe in much these days. But we must never
stop believing in each other. I’m a mess. It’s what I am. You cry and
you cry until you think you can’t cry anymore. And then you cry some more.
Not only for yourself and Felix, but for all the little boys who finally found
other little boys they’ve wanted all their lives now that we’re men."